Gli operai

Secondo me essi hanno ogni scusa quando diffidano di chiunque, anche dei loro stessi compagni.
Si diventa acri quando c’è da disputarsi il pane. Bisogna vincerli colla bontà. Così, se vedrai i miei, salutali e dì loro che ci scriviamo ormai sovente: anch’essi hanno bisogno di qualcuno che li conosca e che li chiami per nome, e dimostri loro che anch’essi sono qualche cosa. D’ordinario nei villaggi le classi sono più staccate che la caste indiane, quantunque qualche poveraccio sia ammesso talvolta alla partita a carte. Ecco perché gli odi sono più forti, e le organizzazioni difficili e la pace tra proprietari e contadini introvabile quando s’è perduta una volta. In Italia del socialismo abbiamo visto il meno: coi contadini stremati da una parte e i proprietari feudatari dall’altra, ne vedremo delle terribili. Ciò non già a Montanaro, dove la proprietà è del contadino, quantunque insufficiente perché troppo spezzata. Ma io divago. Quando parlo dei pignatée non la finirei mai.
E salutando un pignatée che farà onore al nostro cioché e mi rassegno.

Lettera a G. Frola
17 gennaio 1908

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