Il rio
Snodasi lenta l’onda fra le strette
ripe sotto l’intrico del fogliame,
e il sol di tra le fronde agili mette
su lo specchio brunito argentee trame.
Danzano moscerini e ‘l mobil sciame
su l’acque un turbinio vivo riflette;
le rondini si spiccan da le rame:
radono l’onda via come saette.
Siedon sul ponte i vecchi novellando:
l’uno con dubitoso viso addita
certe piccole nuvole raminghe.
Movono bimbi lungo il
rio, le dita
protese, cauti, nei
rovi, spiando
sui fiori le libellule guardinghe.
Vedi, ove ‘l rio sbuca da salci folti,
stuolo di donne a varia cura intento:
sciacquano strepitando i panni e sciolti
li appiccan su le tese funi al vento.
Svolano bruni riccioli sconvolti:
sobbalzan chiusi ne’ corsetti a stento
pendenti seni e s’invermiglian volti:
s’alzano fiotti e polverii d’argento.
Si rincorrono ansantioche loquaci
fra le gaggie, dove lenzuoli al sole
brillano e pezze e fasce e camiciole.
Cianciano donne con gesti vivaci:
diconsi pianamente due figliole
parole rotte da risa fugaci.
È più Iunge il molino. Per la china
scroscia e sibila il rio nella caduta,
e la rapida ruota una voluta
di spume dietro il suo giro trascina.
A lato il maglio dentro la fucina
ripicchia la monotona battuta:
aspettando l’incarco un ciuco fiuta
odor che giunge fresco di farina.
Volgi, macina, i giri lenti e grevi
mentre induran nei solchi l’altre spiche,
prima che l’aspro verno più t’aggrevi”.
Spumeggia e canta il rio. Poi si racqueta,
poi c’ha fornite l’utili fatiche
e si rimbuca nell’ombria segreta.




